La pausa pranzo a lavoro

Un panino che viene misurato nella larghezza

LA PAUSA PRANZO AL LAVORO

La pausa pranzo al lavoro, sulla carta, dovrebbe essere uno spazio per recuperare energie fisiche e mentali e permettere di affrontare con maggiore lucidità il resto della giornata. Nella pratica, però, si trasforma spesso in una fonte di stress, improvvisazione e insoddisfazione, tanto che la sua gestione è spesso tema di discussione nei colloqui nutrizionali.

Ma cosa rende la pausa pranzo al lavoro così complessa?
Proviamo ad analizzare insieme le situazioni più comuni, partendo dal luogo in cui viene consumato il pasto stesso.

Per comodità possiamo dividere gli scenari principali in tre categorie:

Ognuna di queste opzioni presenta vantaggi e criticità diverse, che meritano un approfondimento.

PAUSA PRANZO SUL POSTO DI LAVORO

Qui parliamo del doversi preparare la famosa schiscetta.

Se da un lato c’è chi parte avvantaggiato, facilitato dal fatto di avere a disposizione sul luogo di lavoro un frigorifero, un microonde e uno spazio adeguato per consumare il pasto, dall’altra parte, invece, c’è chi vive la preparazione del pranzo come una vera e propria fatica.

In questi casi le difficoltà più frequenti sono:

Il risultato è spesso un pranzo poco soddisfacente, che non nutre davvero né il corpo né la testa.

PAUSA PRANZO IN MENSA

La mensa aziendale può rappresentare un grande vantaggio perché ci solleva dall’incombenza di preparare i pasti in anticipo e offre un servizio a costi ridotti.

Allo stesso tempo, però, emergono alcune criticità che molte persone mi riportano in studio:

Anche in questo contesto, quindi, diventa importante imparare a orientarsi nelle scelte disponibili, puntando a un equilibrio sostenibile.

PAUSA PRANZO AL RISTORANTE O AL BAR

Mangiare fuori è spesso la soluzione più immediata, soprattutto per chi lavora lontano da casa o ha pause brevi. Qui però entrano in gioco altri fattori:

Le proposte di ristoranti e bar sono opzioni sicuramente gustose, ma spesso ricche di sale, povere di fibre, densamente energetiche ma poco voluminose, con una sazietà a lungo termine limitata. Il risultato può essere una fame che ritorna rapidamente e una sete persistente per il resto della giornata oppure una combo tra pesantezza gastrica e sonnolenza postprandiale che non facile sicuramente la ripresa lavorativa.

I PUNTI IN COMUNE DELLA PAUSA PRANZO LAVORATIVA

Indipendentemente dal luogo in cui viene consumata, la pausa pranzo al lavoro dovrebbe rispondere ad alcune esigenze fondamentali:

Una parte fondamentale del lavoro che svolgo in studio è proprio quella di rendere l’organizzazione dei pasti più semplice, concreta e sostenibile nella vita di tutti i giorni.

Spesso si parte da qualcosa di molto pratico. Per esempio mi portate un alimento o un ingrediente che fate fatica a integrare nella vostra routine, oppure che cucinate sempre allo stesso modo e che sta iniziando a stancarvi. Da lì iniziamo a ragionare insieme su alternative possibili, nuovi abbinamenti, idee pratiche e veloci, pensate per i vostri gusti, i vostri tempi e il vostro contesto lavorativo. Il risultato di questo lavoro è spesso un vero e proprio ricettario personalizzato, costruito insieme, ricco di idee realistiche e applicabili fin da subito: piatti che vi piacciono, che vi saziano e che si inseriscono davvero nella vostra routine lavorativa.

Un altro esempio? Evitare la sonnolenza postprandiale. Un leggero senso di stanchezza dopo pranzo può essere fisiologico, soprattutto in caso di risvegli precoci o giornate impegnative. Tuttavia la risposta a questa stanchezza non può essere trovata nell’uso eccessivo di caffè (e parlo da amante sfrenata del buon caffè!), ma possiamo usare il cibo come alleato dato che può influenzare molto questo aspetto, ed è qui che entra in gioco il focus sui nutrienti e sul loro equilibrio. Per fare questo utilizziamo spesso il principio del piatto sano, non come schema rigido da seguire alla lettera, ma come strumento visivo e flessibile per capire come costruire un pasto che sia equilibrato, saziante e digeribile. Il piatto sano aiuta a visualizzare:

NON SOLO PRANZO: ADATTARE L’ALIMENTAZIONE AL LAVORO

Anche se in questo breve articolo abbiamo parlato soprattutto di pausa pranzo, lo stesso ragionamento può essere esteso a tutti gli altri pasti della giornata.

Alcuni esempi molto comuni:

In tutti questi casi, il punto è costruire un’organizzazione flessibile e sostenibile, che funzioni nella vita reale ed imparare a fare scelte più consapevoli anche in contesti non ideali, come la mensa, il bar o il pranzo al volo.